La visione di Metodo Caviardage® di Tina Festa

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Tina Festa è insegnante e ideatrice del Metodo Caviardage®, vive a Matera ed ha due grandi doni: una sana curiosità e una grande creatività.

Nel suo lungo percorso c’è una formazione presso il Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza nel Metodo Munari “Giocare con l’arte”, un corso triennale di Teatroterapia, un Master in didattica Museale e la certificazione a Boston come insegnante ufficiale del metodo Zentangle®.

Ho conosciuto Tina nel 2012, grazie ad un suo stage intensivo dedicato a Bruno Munari ed ispirato al metodo “Giocare con l’arte”, un’esperienza molto stimolante e che ricordo con grande piacere! Ci siamo rincontrate anni dopo, quando Tina mi ha affidato il redesign del sito Caviardage.it e la creazione dei suoi progetti digitali Metodo Caviardage e il nuovo sito Tina Festa, dedicato ai suoi laboratori di creatività, in modalità online.

Tina è una donna in grado di entrate in punta di piedi nella tua vita, ma sa come lasciare il segno! Sarà per la sua anima gentile e leale, o per la sua continua voglia di ricercare sperimentazioni creative, ma conoscerla è un privilegio. È riuscita a creare una grande community di formatori ufficiali che studiano, praticano e ricercano nuove strade per portare avanti una speciale missione: tirare fuori la poesia nascosta dentro di te! Scopriamo insieme a Tina il Metodo Caviardage®.

Tina il tuo progetto “Metodo Caviardage®” nasce da una visione, sogno o intuizione? Ci racconti cosa è e come è arrivata l’idea?

Mi piace ripensare a come mi percepivo da piccola: ero una bambina che non aveva voce e che non riusciva a trasferire a parole o con le azioni tutto quello che provava. Da piccola avevo un sogno: quello di riuscire ad essere nel mondo, a camminare nel mondo con la mia voce e lasciando un segno in quello che facevo. Io credo che il Metodo Caviardage® abbia risposto a quel desiderio che avevo di me da bambina: essere al mondo pienamente!

L’idea del caviardage è stata un’intuizione, in pratica è capitato quando in un momento di grandissima difficoltà nella mia vita ho compreso che dovevo dare forma a questo dolore e non riuscendo a farlo attraverso l’arte, ho potuto dargli una forma scritta ispirandomi ad un lavoro visto in TV, nella trasmissione “Passepartout” nel 2009, un lavoro che era alle spalle di Philippe Daverio quando trasmetteva in studio.

Quale è stato il passo decisivo che ti ha permesso di passare dalla visione o intuizione all’azione?

Mi capita molto spesso di avere delle intuizioni anche rispetto a delle piccole attività, quindi a micro progetti non solo ai grandi progetti legati alle metodologie che ho creato. Il passo decisivo è una forte energia, una spinta che avverto dentro di me che mi chiama a realizzare quella data cosa! È come se sono chiamata a quell’azione e non posso non ascoltarla. Per me l’idea, che può essere anche l’intuizione, un sogno, sono lì che attendono di essere colti e quell’idea che sento dentro di me se la lascio andare comunque continua a circolare nell’universo e chiede di prendere vita, per cui se non lo faccio io ha bisogno di prendere forma e qualcun altro lo farà. Questo passo decisivo è proprio l’esigenza di questa visione… di questa intuizione di nascere. Sono proprio le intuizioni che hanno bisogno di venire alla luce, di essere generate.

Durante l’attivazione del tuo progetto, ci sono stati momenti di blocco o di difficoltà? Come sei riuscita ad affrontarli?

Ci sono stati moltissimi momenti di blocco, tante difficoltà soprattutto nei primi tempi. Innanzitutto inizialmente il blocco partiva dall’incapacità che ho sempre avuto fin da bambina di credere in me stessa e nel valore delle cose che facevo, nel non riconoscere che quanto io facevo poteva essere importante per me e per gli altri. Molte difficoltà sono anche venute da chi vicino a me, non ha mai creduto allo stesso modo nel valore di quello che faccio. Non è stato semplice, però da sempre, nonostante questi ostacoli che mi sono portata dietro da quando ero bambina, in me c’è sempre stata una certa testardaggine nel voler arrivare fino in fondo alle cose, magari a piccoli passi seguendo la mia andatura. 

Sono riuscita ad affrontare queste difficoltà! Ecco ho un’immagine nella mente che è quella del Barone di Münchhausen che si tira fuori dall’intoppo e quindi dalla palude e dalle sabbie mobili tirandosi il codino. Quindi sono riuscita davvero a superare questi disagi facendo leva su quella che è la mia forza interiore e anche prendendomi cura di quella bambina che ero e che volevo avesse nel mondo la possibilità di realizzare il suo sogno. 

Sicuramente un grande aiuto mi è stato dato dalle mani, cioè dal mettere in azione le mani, lavorare con i materiali e quindi agire in maniera pratica e consapevole che ogni cosa si risolve, se si vive pienamente nell’attimo presente e senza avere fretta. Questo non avere fretta mi ha dato la possibilità di coltivare i miei sogni come un giardiniere, quindi un passo per volta, affinché questi sogni avessero delle radici profonde e poi un po’ per volta i frutti, anche quelli inaspettati, sono arrivati.

Il Metodo Caviardage®  in quale modo aspira a migliorare il mondo?

Tutti noi vogliamo migliorare il mondo, cambiare il mondo, vogliamo migliorare ciò che è fuori da noi. Credo che sia importante cominciare da noi stessi. Se noi cambiamo, se noi miglioriamo noi stessi, migliora anche il mondo intorno a noi. Per cui il Metodo Caviardage® ha l’obiettivo di migliorare lo sguardo sulla vita, di coltivare un nuovo sguardo, di trasformare l’ordinario in bellezza. Attraverso le diverse tecniche e il processo del Metodo Caviardage® si cerca di rimuovere gli ostacoli, di far sentire la propria voce interiore, di ascoltarsi, di focalizzare l’attenzione sul momento, affrontare la vita un passo per volta. Questi sono i diversi punti che sono inseriti nella filosofia del Metodo Caviardage® e che hanno come  obiettivo il prendersi cura di sé e quindi migliorare la propria vita, la propria esistenza. Migliorando se stessi è possibile contribuire al miglioramento del mondo.

Hai una routine quotidiana o un consiglio che vuoi condividere, che ti aiuta a vivere nel “qui e ora”?

Quasi quotidianamente la mattina faccio meditazione leggendo poche pagine di alcuni libri che mi aiutano a indirizzare le azioni della giornata in maniera positiva. Quello che cerco di fare, anche quotidianamente, e che mi da anche la possibilità di vivere nel qui e ora delle ventiquattro ore è capire quali sono le priorità della giornata. Per cui anche se so che  magari in un programma settimanale, e mensile ho davvero tante cose da fare – e anche diverse tra loro perché ho diverse professioni –  il sapere che ogni giorno ci sono delle cose che devo portare a compimento e che sono solo quelle mi aiuta a realizzarle. 

Inoltre nella stanza in cui  lavoro ho di fronte a me una grande lavagna nella quale vi sono gli impegni mensili e quindi ho anche una visione più ampia di quello che devo fare durante le settimane e questo mi aiuta, qualora dovessero arrivare delle nuove richieste, a dire in maniera sincera un “no”, cosa che in passato non riuscivo a fare.  Sicuramente l’energia è quella della meditazione mattutina e poi vi è la vita di tutto il giorno, ma è importante iniziare e finire la giornata con un “grazie”: la mia stanza ha un balcone che dà su una vallata e al tramonto, ho la possibilità di godere di tramonti meravigliosi, questo è il momento in cui sento forte di dover ringraziare per tutto quello che sono riuscita a vivere. La natura mi aiuta a dire grazie!

Hai un esercizio, una tecnica che hai provato e vuoi consigliare per alimentare la nostra intuizione, creatività o visione?

Anni fa nel 2004, quando ho deciso di lasciare un lavoro certo per seguire i miei sogni, ho provato ad immaginare me stessa in una vita diversa e ho creato un elenco di tutte le cose che avrei voluto fare, un elenco lunghissimo dove dicevo punto per punto quello che mi sarebbe piaciuto essere o anche fare, poi l’ho messa in un cassetto. Ho visto con il tempo che, per il solo fatto di averla scritta, tutte le cose si sono poi organizzate affinché un po’ per volta io potessi realizzarle. Per cui il consiglio che sento di dare è che quando si desidera qualcosa occorre  cominciare comunque ad agire:  scrivere i propri desideri è il primo passo per poterli realizzare e poi capire quali sono i passettini da fare, affinché ognuno di questi sogni  possa realizzarsi concretamente. 

Invece, per quanto concerne le tecniche creative ho ricevuto un grandissimo aiuto dal donare ad altri ciò che creo. Questa possibilità mi è stata offerta grazie all’arte postale. L’inviare ad altre persone, ad altri artisti nel mondo dei piccoli lavori in miniatura, creare qualcosa e poi donarla ha fatto sì che io cominciassi pian piano a intessere delle relazioni creative con altre persone dall’altra parte del mondo. Molto spesso si crea in solitudine, si è molto attaccati a quello che si crea e non si ha il coraggio di staccarsi e di trasformare il lavoro, l’opera in un dono! Credo che creare qualcosa e donarlo a qualcuno (anche a chi non si conosce o si incontra per caso), sia un atto di coraggio, ma anche un grandissimo gesto di amore

Un libro che ti ha aiutato a cambiare prospettiva / a vedere la vita in modo diverso?

Per me è difficile sceglierne uno in maniera particolare perché sono tantissimi e forse è anche grazie ai libri che ho cominciato a guardare le cose in maniera diversa. Di recente sono stati i libri di Robin Sharma e di Tich Nath Han. 

Non vi è un libro in assoluto! Io credo che i libri capitino nel momento giusto e quindi quando vado in libreria c’è il libro che mi chiama e se apro il libro e in alcune pagine vi è la risposta alla domanda che mi faccio in quei giorni, allora quello è il libro che devo utilizzare per fare meditazione. Vi sono anche libri che ho cominciato a leggere e poi ho lasciato a metà e ci sono libri invece che apro una volta ogni tanto durante l’arco dell’anno, per esempio “Donne che corrono coi Lupi” di Clarissa Pinkola Estés è un libro che ho comprato tantissimi anni fa, che non ho letto dall’inizio alla fine, ma che apro così a caso, aggiungo la data anche nelle pagine che leggo, e lì in quelle pagine ci sono le risposte alle domande che mi faccio nei diversi periodi della mia vita.

Una citazione, un mantra, un motto che vuoi condividere con noi e che ti è utile per motivarti?

Una frase che spesso dico a me stessa è questa: 

Mi impegno a diventare il sogno che avevo di me da bambina, mi impegno giorno per giorno ad incarnare quel sogno.

Ognuno di noi da bambino/a sentiva, desiderava, aveva un’aspirazione. Molto spesso si ricorda quello che noi volevamo fare come lavoro, in realtà da bambini noi avevamo un’aspirazione rispetto a cosa poteva farci stare bene, sentir bene, a quella cosa che ci riscaldava il cuore. Se vado indietro nell’infanzia ricordo che poteva essere un luogo, vivere in un certo modo con una persona ma anche un lavoro, o anche realizzarsi in un particolare ambito, ecco io credo che sia importante recuperare quel sogno e rispondere a quella chiamata che era dentro di noi sin dalla nascita. Per cui il mio mantra, il motto che voglio condividere con voi è proprio questo: “Mi impegno a diventare il sogno che avevo di me da bambina/o”.    

Parliamo della rete. Sei riuscita a creare dal nulla una grande rete di formatori sparsi in tutta Italia e non solo. Quanto ti è utile la rete per condividere il tuo messaggio e quali strumenti digitali utilizzi per diffondere il tuo progetto nel web?

Per me la rete è importante, lo è stato sin dal primo momento, però mi viene da pensare a tutti i canali di comunicazione. Non posso non pensare anche alla rete televisiva, nel senso che la prima idea, lo stimolo che ho avuto è stata l’immagine vista in TV e di lì è nata la prima intuizione sul primo lavoro di Metodo Caviardage®. Sicuramente una rete dove vi è la possibilità di condividere, ma di entrare in relazione con altri è un valore aggiunto. 

Utilizzo prevalentemente Facebook sia per diffondere le mie attività, che per essere in relazione e in comunicazione con i miei formatori. Alcuni gruppi di Facebook sono appunto creati per l’aggiornamento o come aula virtuale, ed è grazie alla rete in generale che il Metodo Caviardage® si è diffuso. Inizialmente questo è stato possibile soprattutto attraverso il blog che in passato gestivo, adesso non ho più la disponibilità di tempo per dedicarmi alla scrittura di articoli, però credo che sia fondamentale essere presenti in rete sia nei social che nei siti. È importante per condividere messaggi, per essere rintracciati, ma anche per entrare in comunicazione con persone italiane o di altre parti del mondo.

Immagina un mondo in cui lo sviluppo della creatività diventa un aspetto fondamentale, cosa vedi?

La scelta di essere creativi è una scelta quotidiana che attraversa in maniera trasversale tutte le nostre vite, ogni tipo di lavoro, ogni tipo di relazione. È importante l’atto creativo!

L’atto creativo più importante per eccellenza è dare vita a ciò che siamo e questo lo facciamo attraverso una serie di nuove nascite, fino ad arrivare al sogno di noi stessi. La creatività è centrale, deve essere centrale nella nostra vita ed è un’attività che ci è propria, che contraddistingue gli esseri umani e io la metto sullo stesso piano dell’amore e quello dell’essere creativi è un segno di salute e di benessere. La creatività, l’arte, l’amore, l’essere in relazione con l’altro esprimono il nostro essere più profondo. 

Per cui immagino un mondo nel quale tutti noi siamo in qualche modo aiutati ad essere creativi anche da altri che hanno percorso questa strada prima di noi, per poter rispondere alla nostra chiamata personale, a trovare in maniera chiara e indistinta il nostro posto nel mondo.

Tu ti occupi anche di altre tecniche creative, che andremo a raccontare in nuovi incontri. Ci accenni solo di quali tecniche si tratta?

Un altro approccio sul quale lavoro ormai da diversi anni è l’approccio denominato Scarabocchi Zen. Si tratta di strategie e tecniche che aiutano a coltivare la creatività a partire da semplici gesti e utilizzando materiali di facile reperibilità. È un approccio destinato sia a bambini che adulti e anziani a normodotati e diversamente abili. Permette di comprendere come la creatività è alla portata di tutti, se solo ci lasciamo andare e se siamo accompagnati da qualcuno che ci dà gli stimoli giusti e ci indica quali materiali usare e come dedicarsi a questa attività giorno per giorno. Sono attività che permettono di mettere in moto mani, mente e cuore: permettono ogni volta di creare un’opera d’arte divertendosi e rilassandosi. La creatività apre una prima porta che ci conduce ad altre, dandoci la possibilità di continuare di aprirne di continuo e avere gratificazioni immediate attraverso piccoli lavori che in realtà dicono tanto di noi, se solo appunto ci lasciamo andare

A livello collettivo e creativo, hai un messaggio che vuoi condividere con i “Visionari in Rete”?

Per rispondere a questa tua domanda devo necessariamente richiamare ancora un ricordo, questa volta relativo alla mia adolescenza. Una persona un giorno mi disse, dopo che gli avevo raccontato i miei sogni e le mie speranze che desideravo anche condividere con altri, che con quel desiderio di condivisione e quei sogni non sarei andata mai da nessuna parte e non avrei costruito un bel niente

L’essere visionari può portare alla solitudine ed alla incomprensione: non è solo il termine purtroppo ad avere una connotazione negativa! I visionari sono visti in modo positivo solo in termini economici o se effettuano cambiamenti epocali. Il mio messaggio è quello di continuare a credere fortemente nella propria visione delle cose e del mondo, anche quando intorno vi sono persone che cercano di fare lo sgambetto e di coltivarla e se necessario potarla: se si coltiva la propria visione come una pianta i frutti non mancheranno!

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